Anteprima

Ho visto il sole tramontare sugli altipiani infiniti che gli uomini si rifiutavano anche solo di nominare. Ho sentito sulla mia pelle il calore dello stesso fuoco che riscalda le creature che popolano queste terre.
Sono stato condotto per lande dalle cui nebbie io solo ho fatto ritorno. Ho condotto eserciti per vie inesplorate e sono tornato vittorioso. Sono stato il primo e l’ultimo. Mi hanno chiamato re di tutti i re, soldato, stregone, tiranno, deicida. Ma tutti si sono inginocchiati o sono morti.
Sono nato dalla guerra e i tamburi della battaglia hanno risuonato al ritmo del mio cuore per i quattro angoli di Mera.
Io ho portato la pace dove vi era la guerra e la guerra dove vi era pace. Innumerevoli sono i popoli che mi chiamano Re, K’Harsim, Salvatore, Imperatore.
Mi fu predetto che la mia vita nascita avrebbe portato disgrazia, anni di tenebre. A lungo ho tremato, tentando di sfuggire questo destino, poi ho capito che il destino riguarda solo gli uomini, non gli Dei.
Ora guardo questo campo di battaglia che si apre davanti a me come una ferita tra terra e cielo, vedo tra le schiere nemiche uomini che un tempo mi sono stati amici, compagni e fratelli. Vedo alla loro testa le creature ingannatrici che giurai di combattere per la salvezza degli uomini.
Mentre avanzo tra le schiere dei miei soldati, un fulmine squarcia il cielo e colpisce le schiere pronte a darci battaglia.
I soldati gridano: “È un segno! La terra sotto il Cielo è nostra!”
Battono lance e spade sugli scudi al mio passaggio, ora fiduciosi più che mai nella vittoria.
Non li ascolto: anche il Cielo mi è stato sempre ostile. Sprono il mio cavallo e percorro la pianura mentre alle mie spalle un esercito senza pari è pronto a seguirmi fino alla fine del mondo.
Sussurro al mio cavallo di andare più veloce come se fossi ancora un ragazzo nato nella guerra che cavalca nelle terre dei suoi avi.
Le frecce cominciano a sibilare come un vento tagliente, ma il mio cavallo è più veloce di questo vento, il mio scudo più robusto del loro metallo, il mio sguardo più tagliente delle loro frecce. Li vedo ed è come se conoscessi ognuno di loro.
Uomini vecchi, giovani tremanti, giunti fin qui solo perché schiavi dei Loro inganni, gli ultimi difensori di un ordine che non esiste più.
Percorro gli ultimi passi. Davanti a me un muro di scudi inespugnabile, lance e spade rilucenti, ma gli uomini che le brandiscono tremano al mio cospetto.
Sento solo il respiro del mio cavallo e alle mie spalle si apre il silenzio…

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